Sai quando parli con una macchina?
Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act.
Il principio è chiaro. Chi fornisce sistemi pensati per interagire direttamente con le persone deve fare in modo che queste sappiano di stare interagendo con un sistema di intelligenza artificiale. Con un'eccezione: quando è ovvio dal punto di vista di una persona ragionevolmente informata, attenta e avveduta, tenuto conto delle circostanze e del contesto d'uso.
C'è anche una regola per i contenuti. Chi utilizza un sistema per generare o manipolare immagini, audio o video che costituiscono un deep fake deve dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente.
Il punto critico
Una regola di trasparenza vale quanto la sua comprensibilità. Un avviso che nessuno nota non informa. Un'etichetta scritta in piccolo, in fondo alla pagina, rispetta la lettera e tradisce lo scopo.
Il criterio della persona "ragionevolmente informata" aiuta, ma sposta la domanda. Chi è ragionevolmente informato davanti a una voce sintetica al telefono? Un anziano? Un bambino? Una persona stanca alle undici di sera?
Per me la risposta è nel metodo. Non basta scrivere l'avviso. Bisogna verificare che le persone lo vedano e lo capiscano. Si può testare, come si testa qualsiasi interfaccia.
Trasparenza non è dire qualcosa. È fare in modo che arrivi.
Chi dovrebbe dimostrare che un avviso di trasparenza è stato davvero capito: chi lo scrive o chi lo riceve?
Rispondi via emailRiflessione personale, non costituisce parere legale.